Capitolo 3. Parte II. Pubblicato il 9 ottobre 2026, aggiornato il 21 ottobre 2026. Tempo di lettura stimato: 4 minuti.
Come si compone una commissione, pezzo per pezzo
Come si compone una commissione si capisce meglio con un esercizio corto: un ordine ipotetico, tre assunti e una tabella di quattro righe. L'idea non è indovinare tariffe, ma vedere come convivono la percentuale, il minimo e il canone fisso dentro un unico pagamento.
L'esercizio usa importi inventati e assunti completi: illustra l'aritmetica di quei pezzi, non tariffe e non risultati, e non descrive lo schema di alcun ente.
Le parti di una commissione
Ogni commissione di intermediazione si costruisce con tre pezzi che possono comparire combinati. Il primo è la percentuale: una proporzione dell'importo operato. Il secondo è il minimo: un pavimento per operazione, pensato in modo che le operazioni piccole non restino sotto il costo del servizio. Il terzo è il canone fisso: un importo che non dipende dalla dimensione. Gli schemi combinano questi pezzi in modi diversi, e quella combinazione fa sì che una commissione si comporti in modo differente secondo la taglia dell'operazione.
La conseguenza pratica è diretta: con una percentuale bassa e un minimo alto, le operazioni piccole pagano una proporzione maggiore di quelle grandi. Se lo schema è puramente proporzionale, il peso relativo del costo non cambia con l'importo, ma l'importo assoluto cresce. La tabella che segue mostra entrambi i mondi con un esercizio ipotetico.
Minimi, percentuali e canoni fissi
Assunti dell'esercizio: commissione proporzionale dello 0,60 % con un minimo di 5,00 euro per operazione; non si considerano imposte, diritti di mercato o canoni di custodia; gli importi sono in euro e sono inventati; si confrontano due ordini di dimensione diversa con lo stesso schema.
| Scenario | Importo operato | 0,60 % | Minimo | Importo che si paga |
|---|---|---|---|---|
| Ordine grande | 10.000,00 | 60,00 | 5,00 | 60,00 |
| Ordine piccolo | 500,00 | 3,00 | 5,00 | 5,00 |
La lettura della tabella è una sola: nell'ordine grande comanda la percentuale e nell'ordine piccolo comanda il minimo. Tradotto in percentuali effettive, l'ordine grande paga una proporzione vicina allo 0,60 % di ciò che ha operato, mentre il piccolo paga l'equivalente dell'1,00 %, dato che il minimo si spalma su una base più piccola. Quella differenza non è una punizione o un difetto: è la conseguenza aritmetica di un pavimento fisso su operazioni di taglia diversa.
Canoni di custodia e amministrazione
Oltre alla commissione per operare, molti enti trattengono un canone per custodire e amministrare: tenere il registro delle posizioni, processare i movimenti generati dagli strumenti e rispondere delle informazioni collegate. Questi addebiti hanno un'altra logica temporale. Non dipendono da quante volte si opera, ma da quanto tempo si mantiene la posizione e da come è comunicato lo schema, che può essere una percentuale sul valore registrato o un importo periodico.
Quel cambio di logica spiega come mai il costo di un mese tranquillo possa sorprendere: l'assenza di operazioni riduce le commissioni per operazione, ma non tocca i canoni di custodia se lo schema li include. Quando entrambi gli schemi esistono, il costo del mese è la somma di due orologi diversi, e conviene rivederli separatamente.
Una lista da rivedere prima di operare
- Confermare se la commissione è proporzionale, fissa o mista, e se prevede un minimo per operazione.
- Chiedere se il minimo si applica per operazione o per ordine, dato che una stessa richiesta può generare più esecuzioni.
- Chiedere il dettaglio dei canoni di custodia, la loro base di calcolo e la loro periodicità.
- Verificare se esistono addebiti di inattività, di trasferimento o di chiusura del conto.
- Conservare per iscritto le condizioni comunicate e tenerle accanto ai documenti del periodo.
Fonti consultate
- CONSOB (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), sito istituzionale con le sezioni per i risparmiatori: www.consob.it (consultato il 21 ottobre 2026).
- Codice del consumo (D.Lgs. 206/2005), quadro generale della trasparenza verso i clienti-consumatori: testo vigente su Normattiva (consultato il 21 ottobre 2026).